Le periferie del lavoro e il ruolo della comunità cristiana
I luoghi e le situazioni in cui viene lesa la dignità dei lavoratori rappresentano per il Movimento Lavoratori di Azione Cattolica gli ambiti privilegiati di evangelizzazione. Questo è l’impegno preso dagli oltre cento partecipanti giunti a Policoro (Basilicata) da tutta Italia in occasione del campo nazionale dedicato alle periferie del lavoro e al ruolo della comunità cristiana, svoltosi dal 19 al 24 agosto.
La scelta del luogo non è stata casuale: Policoro a molti è noto per aver visto il 14 dicembre 1995 la nascita del Progetto Policoro. Un’intuizione di Don Mario Operti e degli Uffici di Pastorale – Sociale e Giovanile – e della Caritas per contrastare la disoccupazione giovanile ed i problemi del mondo del lavoro oramai, purtroppo, non più solo specifici dell’Italia Meridionale. In Lucania, una terra in cui da sempre “la situazione del lavoro e del lavoratore presenta diverse luci ed ombre, e talora –anzi- le ombre sembrano avere il sopravvento sulle luci”, il MLAC ha scelto di esserci, di ritrovarci insieme per pregare, approfondire, confrontarci e ribadire a tutti coloro che soffrono l’appartenenza alle periferie del lavoro che non sono soli. “Molte sono le difficoltà e talvolta sembrano insormontabili. Ma ogni sforzo diventa parte integrante di una doverosa mutua solidarietà” [1], a cui la comunità cristiana va opportunamente educata, “all’interno della quale chi ha di più condivide con quanti posseggono di meno o non hanno nulla. Il rispetto che si deve ad ogni essere umano e la fede in Gesù Cristo ci impediscono di guardare a simili situazioni con indifferenza e distacco” [1] e rendono la comunità degna di essere definita cristiana. Grazie ai relatori si sono delineate le possibili strade prospettate dal Presidente nazionale Matteo Truffelli e da Mons. Agostino Superbo, vescovo di Potenza, che citando Don Tonino Bello ha ricordato che l’impegno di tutta la comunità è quello di “mantenere alti gli orizzonti, procedendo a piccoli passi”. Mons. Superbo, continuando, ci ha provocati definendo questo il tempo di una nuova primavera per il Movimento. Se questo, quale Movimento di sfondamento nel mondo del lavoro (come lo ha definito Don Mimmo Beneventi), riuscirà ad essere antenna dell’intera associazione per i problemi del lavoro, contagiandola di quella sensibilità che gli è propria, allora si riuscirà tutti insieme a portare i luoghi e le situazioni in cui viene lesa la dignità dei lavoratori, le periferie, al centro di tutta la Chiesa. Strade, queste, che passano per l’ascolto delle realtà dei territori e l’attenzione ai giovani, in questa alleanza generazionale tutta da ricostruire. Il nostro essere associazione è il vero antidoto all’individualismo che ci sta impoverendo, alle varie periferie esistenziali, ci ha ricordato il nostro presidente Matteo Truffelli. Una sfida quella dello stare insieme che merita più di altre di essere affrontata, nonostante le innumerevoli difficoltà. Al termine del Campo Monsignor Mansueto Bianchi, assistente generale di AC, ha sottolineato che oggi sono i meccanismi economici a governare il mondo. Le decisioni che contano non passano più per la politica. C’è un potere economico nascosto, subdolo, che decide per pochi. Si producono esclusi e aumenta lo spazio della povertà. Questo meccanismo mette il profitto al disopra dell’uomo, penalizzando le fasce più deboli. Bianchi rivolgendosi ai laici ha chiesto un discernimento vigile, segnato dalla Dottrina Sociale della Chiesa per rifondare un’economia amica dell’uomo, attenta al creato e ai poveri, aperta al futuro, che si faccia carico del fatto che il lavoro sia offerto a tutti nel pieno riconoscimento della dignità di ciascuno; che sia un’economia amica della felicità. In altre parole occorre cambiare il modo di pensare l’economia per superare il rischio della confusione delle coscienze il cui livello si abbassa nell’assuefazione a questa realtà di crisi che frantuma il Bene Comune, formando insieme una nuova mentalità non aperta al prossimo.
Durante il campo non sono mancati i momenti di dibattito in sala, di confronto nei laboratori all’interno dei quali è stato possibile partecipare in prima persona e fare comunità tra di noi condividendo riflessioni ed esperienze, l’animazione territoriale gioiosa che ci ha permesso di conoscere persone e storie nuove e non sono mancate le opportunità culturali che ci hanno condotti alla scoperta del territorio e della storia della Basilicata. I momenti di preghiera e di spiritualità vissuti sono stati il cuore pulsante, definendo l’orizzonte spirituale di tutto il campo. Da Policoro posso dire di essere ripartito con un bagaglio culturale arricchito non solo da riflessioni e spunti ma anche dalle esperienze condivise con altre persone provenienti da realtà diverse dalle mie. L’amicizia stretta con nuovi e “vecchi” partecipanti al campo, mi ha fatto sentire parte di una grande, bella e allegra famiglia. In conclusione la partecipazione e la formazione ricevuta in questo breve ma “intenso” campo, oltre a fornirci dei nuovi mezzi per combattere il disagio lavorativo, ci ha indicato la strada da percorrere insieme ai Lavoratori, ai Disoccupati e a coloro che incontriamo ogni giorno nell’ambito lavorativo, verso l’incontro con Cristo.
[1] Giovanni Paolo II, Discorso al mondo del lavoro industriale ed agricolo della Basilicata, 27 aprile 1991
Maurizio Biasci
Segretario MLAC